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Insieme alle Suore della Carità ci sentiamo chiamati dal carisma di santa Giovanna Antida Thouret
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Da leggere, perché...

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Mario Giro, esponente di Democrazia Solidale e della Comunità di Sant’Egidio, in un libro descrive “la forza colossale” nelle nuove generazioni africane e quali opportunità ci sono. Ci sono libri belli ma non necessari, libri non troppo belli ma utili, e ci sono poi bei libri che davvero coprono uno spazio della conoscenza. È il caso di Global Africa. La nuova realtà delle migrazioni: il volto di un continente in movimento. il libro, uscito l'11 settembre 2019, racconta l’oggi del continente africano e soprattutto dei suoi giovani, definiti “avventurieri” in relazione alla scelta di emigrare e al coraggio di fare il “grande viaggio”.

Fin dalle prime pagine l'autore, che è anche uno dei responsabili della Comunità di Sant'Egidio, ci avverte che gli europei e il mondo continuano ad avere paura dell’Africa, considerata una minaccia alla nostra serenità. In realtà, dovrebbero cambiare approccio e avere lo sguardo lungo, accantonando gli interessi immediati: “Il nostro sguardo occidentale – qualunque sia la posizione sugli immigrati – è miope: non vede la forza colossale insita in questa nuova generazione africana che non si fermerà davanti a nulla, perché intraprende il viaggio allo stesso modo in cui un eroe solitario sale in vetta o attraversa un oceano”.

I giovani hanno gli stessi gusti

Lo spazio dedicato ai giovani africani è senz’altro preponderante. Oggi secondo Giro i giovani africani “non sono interessati all’identità africana, al meticciato culturale e filosofico e al recupero di una storia mitizzata. Si confrontano con gli altri giovani del mondo globalizzato e scoprono di avere gli stessi gusti”. Per questo “continueranno a venire, silenziosi e caparbi, e rappresenteranno l’’altro’ in mezzo a noi” e, soprattutto, nessun muro li fermerà: “andranno dove vogliono”. Con questa dinamica dovremo confrontarci nei prossimi decenni.

Il crollo della cultura del “noi”

Come suggerito dal sottotitolo, l’Africa è una terra di movimenti e in movimento. I suoi abitanti si spostano da sempre, in particolar modo oggi che l’ambito urbano rappresenta una grande calamita per le opportunità che offre. I giovani africani stanno vivendo la globalizzazione con la consapevolezza di chi sta cercando nuove opportunità, vicine e lontane. Al contrario, in Europa si continua a nutrire un approccio pessimistico circa la globalizzazione, soprattutto a partire dalla crisi del 2007 – 2008. In Africa, l’incitamento al “riuscire” è pressante, in concomitanza con un forte mutamento antropologico. Tra i giovani si impone una forte cultura competitiva e materialistica. In altri termini, anche nelle nuove generazioni africane si impone quello che Vincenzo Paglia il crollo del noi. Questo spiega il forte impulso ad emigrare. Questi giovani credono che spostarsi sia un suo diritto inalienabile nell’era della globalizzazione, per trovare un posto nel mondo che permetta loro di vivere senza fame, povertà, malattie. Pretendono di vivere meglio: “Je veux ma part!” ripetono spesso.

Oggi migrano i figli, quasi sempre maschi minorenni

Ha osservato il sociologo Stefano Allievi che nella storia delle migrazioni sono sempre partiti i padri e le madri. Da qualche anno assistiamo a un aumento esponenziale dei minori, ormai quasi tutti maschi tra i 16 e i 18 anni: segno che è una filiera migratoria in sé, prodotta precisamente dal blocco dell’arrivo regolare degli adulti. Il 65 per cento della popolazione africana ha meno di vent’anni: nel continente delle grandi migrazioni interne (non solo verso il ricco Occidente, come erroneamente si pensa in Europa), il movimento continuo di popolazioni deriva da una lunga serie di problemi, i quali a loro volta ne sviluppano altri in un processo che spinge le giovani generazioni a tentare il viaggio estremo, talvolta drammatico. Un viaggio che solitamente inizia dall’abbandono del villaggio verso la città più vicina, per poi continuare verso le megalopoli. Da qui inizia il pericoloso percorso verso il nord, attraversando il Sahara e cadendo preda di trafficanti senza umanità e scrupoli.

In conclusione, dopo l’espansione del cristianesimo e dell’afromarxismo, oggi secondo Giro i giovani africani “non sono interessati all’identità africana, al meticciato culturale e filosofico e al recupero di una storia mitizzata. Si confrontano con gli altri giovani del mondo globalizzato e scoprono di avere gli stessi gusti”.


L’Europa brilla per la sua assenza, la Cina avanza

Di grande interesse le considerazioni del libro sulle relazioni con il nostro continente. Nella stagione postcoloniale l’Europa continua a brillare per la sua assenza: l’Africa per secoli spartita tra Gran Bretagna e Francia - insieme a Belgio, Portogallo e all’avventura italiana nell’Africa Orientale - oggi è oggetto di forte interesse di due super colossi economici come Russia e soprattutto Cina, fortemente impegnate ad accaparrarsi le immense ricchezze minerarie, terre e giacimenti. Il modello asiatico rappresenta una proposta forte per i giovani africani che ben sanno che per recarsi in Cina non occorre un visto, a differenza dell’area Schengen.

La presenza cinese in Africa non è caratterizzata solo da denaro ed investimenti (si stima che supereranno i 100-150 miliardi di dollari nel 2020) ma dalla presenza fisica - circa un milione i cinesi stabili - e soprattutto dal modello etico-politico: autoritarismo connesso al libero mercato. I leader cinesi valorizzano il rapporto con l’Africa, insistendo sul fatto di averla aiutata anche quando era un paese povero. Del resto, a Pechino hanno ben compreso che si tratta di un terreno vergine in molti comparti produttivi, in particolar modo quello agroindustriale, con ampia disponibilità di terra coltivabile. La manodopera, anche laddove non è specializzata, è a buon prezzo e gran parte degli africani parlano le lingue europee. Inoltre, i cambiamenti antropologici e culturali assieme alla possibilità di accedere all’informazione globale, di cui abbiamo fatto cenno, hanno reso gli africani più consapevoli delle loro aspettative. Quello che un tempo appariva remoto appare molto più vicino. Il miraggio del benessere è a portata di mano.


L’Africa sarà decisiva

Al di là delle opinioni di ciascuno, l’Africa avrà un peso indiscutibile per il futuro dell’Italia e dell’Europa, fosse solo per il fenomeno migratorio. I numerosi (e talvolta sorprendenti) spunti che Mario Giro offre su presente e futuro di questo continente, lo rendono un testo di grande interesse. Anche per i non specialisti. Al termine della lettura si viene incoraggiati in una prospettiva che oggi tanti sembrano aver smarrito: il futuro non va solo subito, può essere costruito. Dipende anche da noi.

 

di Antonio Salvati, Globalist

Gli AJA nel mondo

2019 Esce il Documento Base
Incontro Internazionale 2018
2015 AJA in Capitolo
La Tovaglia degli AJA
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2010 Laici al Capitolo
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Roma 2002
USA
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India
Ciad
Medio Oriente
Indonesia
Siria
Paraguay

Dal Libro della Vita

Santa Giovanna Antida Thouret

IL CORAGGIO DELLA CARITÀ

Nella famiglia Thouret, dove ci sono già tre figli maschi, Jeanne-Antide viene alla luce il 27 novembre 1765 a Sancey-Le-Long, un paese della Franca Contea, in Francia, ed è battezzata lo stesso giorno.

1765 LA PRIMA FIGLIA

Le viene dato il nome della madrina.

Gli anni della sua infanzia e giovinezza trascorrono all’insegna della normalità, ma si rivelano determinanti per il suo futuro: vive in una famiglia numerosa dove i valori umani e cristiani sono prioritari, una famiglia provata dalla sofferenza a causa della lunga malattia della madre e dei rapporti tesi e spesso conflittuali per la presenza in casa di una sorella del padre, non sposata e dal carattere difficile.

A 16 anni, Jeanne-Antide perde la mamma ed eccola madre della numerosa famiglia, alle prese con una zia che contesta le responsabilità affidatele dal padre.

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Santa Giovanna Antida Thouret

La sua testimonianza spirituale

Dio Solo - La Chiesa - I poveri

Jeanne-Antide era una donna dal carattere forte, fin da giovane abituata all'esercizio della responsabilità prima in casa, poi nelle scelte della sua vita.

Novizia e giovane suora, non defletté mai dall'orientamento fondamentale, non fu mai accomodante nella sua vita religiosa.

Nelle scelte drammatiche della Rivoluzione ebbe un senso della Chiesa vivissimo: nel paese natale affrontò a viso aperto i rappresentanti della Rivoluzione.

Esule con i Solitari del p. Receveur, seppe allontanarsi e affrontare un durissimo viaggio in un paese straniero, sostenuta solo dalla sua fede e dalla sua determinazione.

Fin dall'origine della sua comunità dovette operare scelte difficilicui mai intese sottrarsi. In tutta la sua vita dimostrò intelligenza, larghezza di vedute, forte sensibilità, ma anche un maturo senso materno.

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La sua testimonianza spirituale

San Vincenzo de' Paoli

LA SCUOLA DELLA VITA 

Terzo dei sei figli di Jean e Bertrande de Moras, Vincenzo nasce nell'aprile del 1581 a Pouy, un villaggio vicino Dax, nelle Lande della Guascogna, nel sud-ovest della Francia. 

Le origini contadine del ragazzo lo portarono ben presto a doversi occupare dei porci e delle greggi della famiglia, fino a quando, accortisi delle sue capacità intellettive, i genitori decisero di farlo studiare affidandolo, nel 1595, ai francescani del vicino convento di Dax.

Vincenzo studiò dai francescani solo pochi mesi perché, forse su raccomandazione dei frati, si guadagnò l'insperato interesse di un protettore,il signor de Comet, avvocato di Dax e giudice di Pouy che lo accolse in casa come precettore dei suoi figli e lo convinse ad intraprendere gli studi ecclesiastici.

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San Vincenzo de' Paoli

Il suo profilo apostolico

Evangelizzatore della campagne

Formatore del clero

Padre dei poveri

Innovatore della vita religiosa femminile 

 

Quando Vincenzo de’ Paoli si affacciò alla vita (1581-1660), era uno dei tanti contadini del suo tempo. Non aveva sangue blu nelle vene, la sua era una cultura che non gli permetteva di scrivere grandi opere, ogni carriera gli era preclusa.

Eppure, mentre tanti si domandavano il perché delle cose, egli capovolse i valori vigenti, chiedendosi: “Perché no?” Perché non si può cambiare, innovare, migliorare?

Fu questa la sua domanda e la missione, il carisma della carità furono la sua risposta coraggiosa a questa domanda.

Con la sua azione e la sua sensibilità cambiò il modo di sentire le cose, tanto che dopo di lui la Chiesa il mondo non furono più gli stessi. Inventò un nuovo ruolo della donna, mise al centro della vita l’uomo con i suoi bisogni e le sue speranze. Non inventò la carità, ma la scoprì in seno alla Chiesa e la collocò ai vertici dell’interesse del mondo.

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Il suo profilo apostolico

Santa Agostina Pietrantoni

PATRONA degli INFERMIERI d'ITALIA

Una suora pronta, umile, ilare

 

Il più antico ospedale di Roma, il Santo Spirito, si trova a pochi passi dal Vaticano.

A pochi passi dal luogo dove furono giustiziati i primi martiri cristiani e lo stesso san Pietro. Tra queste mura sono passati grandi santi, per visitare e confortare gli ammalati: Filippo Neri, Carlo Borromeo, Giuseppe Calasanzio, Vincenzo Pallotti, Giovanni Bosco.

E qui ha trovato la morte, e la gloria, una serva dei poveri, che il 18 aprile 1999 il Papa Giovanni Paolo II ha elevato all’onore degli altari e che la Conferenza Episcopale Italiana ha dichiarato Patrona degli Infermieri d’Italia, il 20 maggio 2003.

Suor Agostina, al secolo Livia Pietrantoni, fu uccisa al Santo Spirito il mattino del 13 novembre 1894 da un malato di tubercolosi, Giuseppe Romanelli.

Un episodio tragicamente casuale, all’apparenza. Il gesto di uno squilibrato, si direbbe. Ma per il popolo di Roma, che sa riconoscere i santi, non fu così, fin da subito.

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Santa Agostina Pietrantoni

La sua spiritualità

PER GESÙ, TUTTO È POCO

Il profilo biografico di Suor Agostina Pietrantoni, una giovane donna umile, mite, ilare, ci offre l'occasione di conoscere questa Suora della Carità che, nella semplicità della sua vita quotidiana, ci ripropone in tutta la sua forza il perenne messaggio evangelico di Gesù: "Amatevi come io vi amo".

La vita di Suor Agostina si svolge come una liturgia: due tempi “ordinari” un tempo “forte”.

Il primo tempo “ordinario” è quello della sua esistenza di ragazza di paese: semplice, modesta, laboriosa, cristiana fedele. Come tante sue amiche. Eppure più delle altre creava intorno a sé serenità, sicurezza, luce di bontà. Tutti lo avvertivano.

Il secondo tempo ordinario è rappresentato dagli otto anni di vita religiosa:

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La sua spiritualità

Beata Nemesia Valle

“…IL CUORE DI SUOR NEMESIA!”

Giulia Valle nasce ad Aosta il 26 giugno 1847, donando tanta felicità a una coppia giovane e benestante di Donnas che aveva già perso prematuramente i due figli precedenti.

Anselmo Valle e Maria Cristina Dalbard, suoi genitori, la conducono al fonte battesimale il 26 giugno 1847, presso l'antica collegiata di Sant' Orso e la chiamano Maddalena, Teresa, Giulia.

Segue la nascita di Vincenzo. La sua infanzia trascorre serena, tra il lavoro di modista della mamma e i viaggi e i commerci del padre.

Animata da un profondo senso religioso, Maria Cristina Dalbard ispira ai due figli, accanto ad una visione serena della vita, anche un’autentica apertura verso gli altri e un’indole generosa che orientano il temperamento particolarmente vivace e luminoso e la naturale curiosità della piccola Giulia.

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Beata Nemesia Valle

Il suo itinerario spirituale

GUIDA E DIRETTRICE SPIRITUALE

ESPERTA DI UMANITÀ

 

Tratteggiare il profilo spirituale di suor Nemesia non è facile: il suo volto esprimeva calma, pace, infondeva serenità, anche quando il suo animo era in subbuglio.

E tutta la sua esistenza non fu che la somma di tante cose normali, occupazioni ordinarie, faccende comuni, compiti per nulla esaltanti. Sbaglierebbe chi cercasse nella vita dell’umile suora valdostana eventi straordinari, fatti e vicende che attestano un cammino religioso condotto all’insegna dell’eccezionalità.

La testimonianza spirituale di suor Nemesia si sviluppa, viceversa, nell’ordinario, privilegia la dimensione della quotidianità.

La sua vita è un forte messaggio di umiltà e di carità: la sua fedeltà al carisma, la dedizione alle novizie e alle consorelle vanno intimamente legate al suo amore per la Chiesa, che si manifesta nel suo ardente spirito missionario e nella sua generosa e lieta disponibilità a servire tutti nella Chiesa.

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Il suo itinerario spirituale

Beata Enrichetta Alfieri

BEATA ENRICHETTA ALFIERI

“La Mamma" di San Vittore

una donna per la vita, la libertà e la carità

Per i detenuti milanesi e i loro familiari era “l’angelo di San Vittore”. Ma all’impegno in carcere suor Enrica Alfieri c’era arrivata per caso, o meglio, per provvidenza.

Poiché, in realtà, la sua vocazione era la missione educativa nell’asilo infantile curato a Vercelli dalle Suore della carità di santa Giovanna Antida Thouret, fra le quali era entrata nel 1911, a vent’anni di età.

Era, infatti, nata a Borgo Vercelli il 23 febbraio 1891.

A soli 28 anni si ritrovò ammalata del morbo di Pott e fu costretta a lasciare la scuola.

Per quattro anni restò immobile a letto, soffrendo «con dignità, amore, dolcezza e fortezza», come scriveva alle consorelle.

Da un viaggio a Lourdes riportò a casa una bottiglia di acqua benedetta, che iniziò a bere quotidianamente con fiducia.

E il 25 febbraio 1923, dopo aver invocato la Madonna, sentì l’ordine: «Alzati».

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Beata Enrichetta Alfieri

Il suo profilo spirituale

“Soffrirò, lavorerò e pregherò per attirare anime a Gesù” 

Suor Enrichetta è una figura che interpella non solo le Suore della Carità, ma ogni donna, ogni cristiano   impegnato anche civilmente e politicamente.

Ha saputo essere donna e religiosa, in termini intelligenti e propositivi, assumendo anche responsabilità civili, oltre che religiose, ponendosi in dialogo con la differenza.

In suor Enrichetta emerge una personalità ricca di doti sul piano umano e cristiano

In particolare:

  • una intelligenza vivace ed intuitiva, come è dimostrato dal curricolo dei suoi studi, dalla sua capacità di assolvere con creatività e competenza i compiti a lei assegnati dai Superiori, dalla abilità con cui sa impostare e portare felicemente a termine le molteplici pratiche amministrative e legali relative alla sua funzione direttiva della Sezione Femminile del Carcere San Vittore; come è ancora dimostrato dalla qualità del suo epistolario e dagli scritti vari, i quali, pur nella loro occasionalità, rivelano sensibilità, intuizione e profondità di pensiero;

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Il suo profilo spirituale