giornalino speciale Covid

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Chi siamo laici associati, amici, collaboratori
Insieme alle Suore della Carità ci sentiamo chiamati dal carisma di santa Giovanna Antida Thouret
Viviamo il Vangelo della carità nello stile del servizio, secondo la nostra vocazione

Una storia misteriosa, bellissima e terribile, una voce narrante che riporta e inventa assieme, un'umanità sconfitta (prima di tutto da sé stessa) e un mondo periferico e irreale nel quale si concentrano ed esplodono tutte le contraddizioni della nostra società, osservate con un disincanto apparentemente impassibile da un gruppo di 12enni. Un film straordinario, sconvolgente nella sua evidenza, e nella sua prepotenza, dove il racconto è una cosa sola con la messa in scena, con le sue atmosfere, con le sue allusioni. Cinema purissimo, ed emozionante.

Un diario ritrovato. Una storia misteriosa che si rivela lentamente, bellissima e terribile, e che viene ripercorsa senza fretta, senza ansie, con la capacità di stare nel momento, nel tempo, tra i personaggi e dentro le loro teste, che la macchina da presa dei fratelli D’Innocenzo ritrae stando vicinissima o discretamente lontana, mettendoli nel cuore della sua inquadratura o in una zona volutamente periferica, perdendosi nei dettagli dei loro occhi, dei loro corpi, dei loro abiti, delle loro acconciature così come in quelle delle case, delle strade, delle scuole e della natura che abitano e attraversano.

Difficile parlare della trama di Favolacce senza rovinare l’esperienza della visione e le sue sorprese a chi ancora non l’abbia visto. Basti dire che si tratta una storia di ragazzini e ragazzine, preadolescenti all’inizio della scuola media, e un po’ anche delle loro famiglie, e del loro rapporto, forse inesistente. Del modo in cui i figli guardano ai padri e alle madri, a modelli osceni, decidendo di fare i conti col futuro e con quel mondo che li attende in maniera scioccante e radicale.

Un film fenomenale, che piazza i fratelli D'Innocenzo a pieno diritto nella ristretta cerchia degli autori italiani più originali e interessanti.

Quello fatto dai fratelli D'Innocenzo è un ritratto amaro e drammatico della provincia, di un contesto sociale che ben conoscono e ben sanno rappresentare. È infatti questo il principale punto di contatto tra La terra dell'abbastanza e Favolacce: stesso contesto, diversi strumenti e mezzi per metterlo in scena, con i personaggi che vivono in un angosciante limbo, né nell'assoluta povertà, né benestanti quanto vorrebbero. Né poveri né ricchi, né felici né infelici. Sospesi in un nulla di cui nemmeno si rendono conto. C'è solo Elio Germano come volto noto di questo gruppo di individui che appare autentico e spontaneo: i due gemelli hanno l'abilità di infondere questa naturalezza a un cast scelto con cura e di provenienza teatrale, almeno per quanto riguarda i ruoli adulti, e ai giovanissimi interpreti dei bambini.

Surreale nei toni, ricercato nella fotografia e nella scenografia che rende il quartiere un luogo fuori dal tempo, Favolacce è molto più complesso e stratificato del suo predecessore. È evidente la maggior maturità e consapevolezza raggiunta dai due fratelli romani, che dimostrano una duplice capacità: da una parte la voglia e abilità di scavare a fondo e costruire fondamenta solide per la storia che vogliono raccontare (scritta, a detta dei due autori, quando avevano diciannove anni), dall'altra l'intelligenza di mettersi al servizio del film, senza strafare con espedienti di messa in scena o virtuosismi. Nascosti dietro una storia per la quale provano evidente affetto, per sostenerla e valorizzarla.

Un sogno infranto

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Attività AJA

Eventi, iniziative, esperienze

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In questo periodo buio, dovuto all'emergenza Covid-19, la famiglie con difficoltà economiche, purtroppo, sono aumentate. Noi di A.L.A.G.A, Associazione Amici Laici di Giovanna Antida, nell'apprestarci a fare una distribuzione straordinaria di aiuti, ci siamo adoperati, silenziosamente, per reperire derrate da consegnare ai bisognosi.
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Tre iniziative per vivere il Coraggio della carità al tempo del coronavirus Volentieri condividiamo le decisioni e le iniziative prese dagli AJA del nostro gruppo, in questo tempo di Coronavirus: nulla sarà più come prima, sia dal punto di vista spirituale e sia dal punto di vista esistenziale. Noi, gruppo AJA di Villa San Giovanni, come abbiamo reagito e come ci siamo organizzati di fronte all’emergenza Coronavirus?
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Anche quest’anno il 28 febbraio, primo venerdì di Quaresima, ci troveremo alla Cena povera. Quest’anno l’invito è Siedi con noi alla tavola del mondo! È un occasione per fare unità in parrocchia a sostegno dei bambini del Centro Nutrizionale in Ciad, gestito dalle Suore della Carità e dei bambini delle famiglie di Aleppo, in Siria che attraverso le fraternità francescane riescono a tornare a lavorare, sostenuti da progetti di micro-credito per avviare piccole imprese artigianali. Parteciperà una famiglia rifugiata curda del Centro Astalli, Jesuit Refugee Service , ospite al Centro Pedro Arrupe.
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La locanda del Buon Samaritano alla Casa Famiglia per malati di AIDS di Castellace, RC. Rodari diceva: ”Se ci diamo una mano i miracoli si fanno e il giorno di Natale durerà tutto l’anno”. Voglio cominciare così la narrazione della bella giornata che noi giovani di Messignadi, come ormai consuetudine, andiamo a vivere a ridosso del Natale.

Da cliccare perché

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Da leggere, perché...

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Gli AJA nel mondo

2019 Esce il Documento Base
Incontro Internazionale 2018
2015 AJA in Capitolo
La Tovaglia degli AJA
Gruppo Promotore 2013
2010 Laici al Capitolo
Incontro internaz. 2007
Tema capitolare 2005
Roma 2002
USA
Italia
Francia
India
Ciad
Medio Oriente
Indonesia
Siria
Paraguay

Dal Libro della Vita

Santa Giovanna Antida Thouret

IL CORAGGIO DELLA CARITÀ

Nella famiglia Thouret, dove ci sono già tre figli maschi, Jeanne-Antide viene alla luce il 27 novembre 1765 a Sancey-Le-Long, un paese della Franca Contea, in Francia, ed è battezzata lo stesso giorno.

1765 LA PRIMA FIGLIA

Le viene dato il nome della madrina.

Gli anni della sua infanzia e giovinezza trascorrono all’insegna della normalità, ma si rivelano determinanti per il suo futuro: vive in una famiglia numerosa dove i valori umani e cristiani sono prioritari, una famiglia provata dalla sofferenza a causa della lunga malattia della madre e dei rapporti tesi e spesso conflittuali per la presenza in casa di una sorella del padre, non sposata e dal carattere difficile.

A 16 anni, Jeanne-Antide perde la mamma ed eccola madre della numerosa famiglia, alle prese con una zia che contesta le responsabilità affidatele dal padre.

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Santa Giovanna Antida Thouret

La sua testimonianza spirituale

Dio Solo - La Chiesa - I poveri

Jeanne-Antide era una donna dal carattere forte, fin da giovane abituata all'esercizio della responsabilità prima in casa, poi nelle scelte della sua vita.

Novizia e giovane suora, non defletté mai dall'orientamento fondamentale, non fu mai accomodante nella sua vita religiosa.

Nelle scelte drammatiche della Rivoluzione ebbe un senso della Chiesa vivissimo: nel paese natale affrontò a viso aperto i rappresentanti della Rivoluzione.

Esule con i Solitari del p. Receveur, seppe allontanarsi e affrontare un durissimo viaggio in un paese straniero, sostenuta solo dalla sua fede e dalla sua determinazione.

Fin dall'origine della sua comunità dovette operare scelte difficilicui mai intese sottrarsi. In tutta la sua vita dimostrò intelligenza, larghezza di vedute, forte sensibilità, ma anche un maturo senso materno.

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La sua testimonianza spirituale

San Vincenzo de' Paoli

LA SCUOLA DELLA VITA 

Terzo dei sei figli di Jean e Bertrande de Moras, Vincenzo nasce nell'aprile del 1581 a Pouy, un villaggio vicino Dax, nelle Lande della Guascogna, nel sud-ovest della Francia. 

Le origini contadine del ragazzo lo portarono ben presto a doversi occupare dei porci e delle greggi della famiglia, fino a quando, accortisi delle sue capacità intellettive, i genitori decisero di farlo studiare affidandolo, nel 1595, ai francescani del vicino convento di Dax.

Vincenzo studiò dai francescani solo pochi mesi perché, forse su raccomandazione dei frati, si guadagnò l'insperato interesse di un protettore,il signor de Comet, avvocato di Dax e giudice di Pouy che lo accolse in casa come precettore dei suoi figli e lo convinse ad intraprendere gli studi ecclesiastici.

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San Vincenzo de' Paoli

Il suo profilo apostolico

Evangelizzatore della campagne

Formatore del clero

Padre dei poveri

Innovatore della vita religiosa femminile 

 

Quando Vincenzo de’ Paoli si affacciò alla vita (1581-1660), era uno dei tanti contadini del suo tempo. Non aveva sangue blu nelle vene, la sua era una cultura che non gli permetteva di scrivere grandi opere, ogni carriera gli era preclusa.

Eppure, mentre tanti si domandavano il perché delle cose, egli capovolse i valori vigenti, chiedendosi: “Perché no?” Perché non si può cambiare, innovare, migliorare?

Fu questa la sua domanda e la missione, il carisma della carità furono la sua risposta coraggiosa a questa domanda.

Con la sua azione e la sua sensibilità cambiò il modo di sentire le cose, tanto che dopo di lui la Chiesa il mondo non furono più gli stessi. Inventò un nuovo ruolo della donna, mise al centro della vita l’uomo con i suoi bisogni e le sue speranze. Non inventò la carità, ma la scoprì in seno alla Chiesa e la collocò ai vertici dell’interesse del mondo.

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Il suo profilo apostolico

Santa Agostina Pietrantoni

PATRONA degli INFERMIERI d'ITALIA

Una suora pronta, umile, ilare

 

Il più antico ospedale di Roma, il Santo Spirito, si trova a pochi passi dal Vaticano.

A pochi passi dal luogo dove furono giustiziati i primi martiri cristiani e lo stesso san Pietro. Tra queste mura sono passati grandi santi, per visitare e confortare gli ammalati: Filippo Neri, Carlo Borromeo, Giuseppe Calasanzio, Vincenzo Pallotti, Giovanni Bosco.

E qui ha trovato la morte, e la gloria, una serva dei poveri, che il 18 aprile 1999 il Papa Giovanni Paolo II ha elevato all’onore degli altari e che la Conferenza Episcopale Italiana ha dichiarato Patrona degli Infermieri d’Italia, il 20 maggio 2003.

Suor Agostina, al secolo Livia Pietrantoni, fu uccisa al Santo Spirito il mattino del 13 novembre 1894 da un malato di tubercolosi, Giuseppe Romanelli.

Un episodio tragicamente casuale, all’apparenza. Il gesto di uno squilibrato, si direbbe. Ma per il popolo di Roma, che sa riconoscere i santi, non fu così, fin da subito.

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Santa Agostina Pietrantoni

La sua spiritualità

PER GESÙ, TUTTO È POCO

Il profilo biografico di Suor Agostina Pietrantoni, una giovane donna umile, mite, ilare, ci offre l'occasione di conoscere questa Suora della Carità che, nella semplicità della sua vita quotidiana, ci ripropone in tutta la sua forza il perenne messaggio evangelico di Gesù: "Amatevi come io vi amo".

La vita di Suor Agostina si svolge come una liturgia: due tempi “ordinari” un tempo “forte”.

Il primo tempo “ordinario” è quello della sua esistenza di ragazza di paese: semplice, modesta, laboriosa, cristiana fedele. Come tante sue amiche. Eppure più delle altre creava intorno a sé serenità, sicurezza, luce di bontà. Tutti lo avvertivano.

Il secondo tempo ordinario è rappresentato dagli otto anni di vita religiosa:

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La sua spiritualità

Beata Nemesia Valle

“…IL CUORE DI SUOR NEMESIA!”

Giulia Valle nasce ad Aosta il 26 giugno 1847, donando tanta felicità a una coppia giovane e benestante di Donnas che aveva già perso prematuramente i due figli precedenti.

Anselmo Valle e Maria Cristina Dalbard, suoi genitori, la conducono al fonte battesimale il 26 giugno 1847, presso l'antica collegiata di Sant' Orso e la chiamano Maddalena, Teresa, Giulia.

Segue la nascita di Vincenzo. La sua infanzia trascorre serena, tra il lavoro di modista della mamma e i viaggi e i commerci del padre.

Animata da un profondo senso religioso, Maria Cristina Dalbard ispira ai due figli, accanto ad una visione serena della vita, anche un’autentica apertura verso gli altri e un’indole generosa che orientano il temperamento particolarmente vivace e luminoso e la naturale curiosità della piccola Giulia.

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Beata Nemesia Valle

Il suo itinerario spirituale

GUIDA E DIRETTRICE SPIRITUALE

ESPERTA DI UMANITÀ

 

Tratteggiare il profilo spirituale di suor Nemesia non è facile: il suo volto esprimeva calma, pace, infondeva serenità, anche quando il suo animo era in subbuglio.

E tutta la sua esistenza non fu che la somma di tante cose normali, occupazioni ordinarie, faccende comuni, compiti per nulla esaltanti. Sbaglierebbe chi cercasse nella vita dell’umile suora valdostana eventi straordinari, fatti e vicende che attestano un cammino religioso condotto all’insegna dell’eccezionalità.

La testimonianza spirituale di suor Nemesia si sviluppa, viceversa, nell’ordinario, privilegia la dimensione della quotidianità.

La sua vita è un forte messaggio di umiltà e di carità: la sua fedeltà al carisma, la dedizione alle novizie e alle consorelle vanno intimamente legate al suo amore per la Chiesa, che si manifesta nel suo ardente spirito missionario e nella sua generosa e lieta disponibilità a servire tutti nella Chiesa.

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Il suo itinerario spirituale

Beata Enrichetta Alfieri

BEATA ENRICHETTA ALFIERI

“La Mamma" di San Vittore

una donna per la vita, la libertà e la carità

Per i detenuti milanesi e i loro familiari era “l’angelo di San Vittore”. Ma all’impegno in carcere suor Enrica Alfieri c’era arrivata per caso, o meglio, per provvidenza.

Poiché, in realtà, la sua vocazione era la missione educativa nell’asilo infantile curato a Vercelli dalle Suore della carità di santa Giovanna Antida Thouret, fra le quali era entrata nel 1911, a vent’anni di età.

Era, infatti, nata a Borgo Vercelli il 23 febbraio 1891.

A soli 28 anni si ritrovò ammalata del morbo di Pott e fu costretta a lasciare la scuola.

Per quattro anni restò immobile a letto, soffrendo «con dignità, amore, dolcezza e fortezza», come scriveva alle consorelle.

Da un viaggio a Lourdes riportò a casa una bottiglia di acqua benedetta, che iniziò a bere quotidianamente con fiducia.

E il 25 febbraio 1923, dopo aver invocato la Madonna, sentì l’ordine: «Alzati».

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Beata Enrichetta Alfieri

Il suo profilo spirituale

“Soffrirò, lavorerò e pregherò per attirare anime a Gesù” 

Suor Enrichetta è una figura che interpella non solo le Suore della Carità, ma ogni donna, ogni cristiano   impegnato anche civilmente e politicamente.

Ha saputo essere donna e religiosa, in termini intelligenti e propositivi, assumendo anche responsabilità civili, oltre che religiose, ponendosi in dialogo con la differenza.

In suor Enrichetta emerge una personalità ricca di doti sul piano umano e cristiano

In particolare:

  • una intelligenza vivace ed intuitiva, come è dimostrato dal curricolo dei suoi studi, dalla sua capacità di assolvere con creatività e competenza i compiti a lei assegnati dai Superiori, dalla abilità con cui sa impostare e portare felicemente a termine le molteplici pratiche amministrative e legali relative alla sua funzione direttiva della Sezione Femminile del Carcere San Vittore; come è ancora dimostrato dalla qualità del suo epistolario e dagli scritti vari, i quali, pur nella loro occasionalità, rivelano sensibilità, intuizione e profondità di pensiero;

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Il suo profilo spirituale