Giovedì 21 aprile alle 20.45, ci siamo incontrati per augurarci l’un l’altro e al mondo intero l’augurio di Pasqua, al ritmo di quel mattino verso Gesù, verso il povero, verso l’umanità che lotta, soffre, spera, restando in cammino, mossi dal coraggio della carità.

Novità:

Le Suore della Carità hanno vissuto l’esperienza del Capitolo Generale, grande evento dello Spirito che rigenera e attualizza il carisma.

La Provincia religiosa Euro-Mediterranea, alla quale appartengono ora le comunità in Italia, è stata recentemente ridisegnata.

Questi due avvenimenti chiamano tutti, suore, AJA, famiglie, collaboratori nelle nostre opere e servizi ad una riscoperta gioiosa e feconda della vocazione alla carità, fattiva e operosa, nel solco di Giovanna Antida. Affinché questa vocazione evangelica possa coinvolgere altri e altre! 

Abbiamo conosciuto meglio i dettagli di questa riscoperta gioiosa e feconda del carisma

Abbiamo condiviso la proposta di diventare Animatori Laudato Sii

Ci siamo lasciati ispirare dalla leggenda del calicanto

Narra un’antica leggenda che in un tempo ormai lontano,  in un casa  povera c'era una volta un bambino tanto malato. La mamma gli stava sempre accanto, lo accarezzava, lo coccolava, gli preparava profumate tisane e tutti i giorni, gli faceva trovare un fiore fresco sul comodino, così che il piccolo malato potesse, nonostante tutto, sorridere alla vita.

Quando però venne l’inverno, il freddo, la neve, il vento gelido, nessuna pianta aveva più fiori da offrire e il piccolo malato peggiorava di giorno in giorno. La mamma guardava tutte le mattine fuori dalla finestra, ma… niente! solo gelo, rami secchi, piante spoglie. Tutte le piante del giardino dovevano obbedire alla grande legge del sonno d’inverno.

Tutte le mattine, la mamma indossava l’unica sciarpa di lana che possedeva, scendeva in giardino e si aggirava fra gli alberi e le piante addormentate e supplicava: - Alberi del mio giardino, vi ho sempre trattati con cura. Datemi un fiore per il mio bambino. Vi prego, amiche piante. Sta tanto male, siate generosi, offritemi un fiore”. Ma gli alberi dovevano obbedire alla grande legge del sonno d’inverno e continuavano a dormire.  E quelli che si svegliavano borbottavano: Chi ha fretta di fiorire, ha fretta di morire. Ci mancherebbe che fiorissimo adesso, il gelo ci porterebbe subito alla morte. Via, via, torniamo a dormire”. E ricominciavano il loro sonno invernale, mentre il gelo intirizziva la povera mamma e il vento fischiava tra i rami secchi e spogli.

C'era, però, soltanto una pianticella, che, aveva ascoltato tutta preoccupata il pianto della giovane mamma. “Se fosse primavera – diceva tra sé la pianticella – se fosse primavera…”. Intanto era scesa la notte, ma la pianticella non riusciva a dormire: si ripeteva senza posa la supplica della mamma: “Datemi un fiore per il mio bambino, vi prego, datemi un fiore per il mio bambino”.  La mattina seguente la decisione era presa: “Sfiderò le leggi del sonno invernale e donerò un fiore al piccolo malato”. Il gelo si accorse che quella mattina la pianticella  tentava già di aprire le sue gemme; il gelo subito le gridò: - Vuoi disubbidire alla grande legge del sonno? Morirai! Torna a dormire, altrimenti morirai all’istante”. Ma la pianticella, incurante della neve e delle raffiche di vento che fischiavano, pensava ormai solo al sorriso del piccolo malato…e pregava Dio di concedergli di fiorire anche in pieno inverno.

Dio ascoltò la preghiera della pianticella e  fece scendere dal cielo una pioggia di stelle splendenti. La pianticella si coprì di fiori profumatissimi. Era nato il calicanto, il fiore che non ha paura del gelo. E la mamma, felice, lo portò al suo bambino.